Finlandese da parte di padre (Hyytiäinen, il suo cognome), la Anderson ha mantenuto intatte nel corso degli anni - quasi 45 - le corporee fattezze nordiche e ha abbinato le consuetudini "americane" nella ricerca del successo e nel suo continuo vagabondare da un talamo ad un altro.
Premiata nel 1996 con il Razzie Awards come peggior attrice esordiente per il film Barb Wire, l'abbiamo ritrovata molto più prosperosa in quella serie interminabile (1992-1997 con repliche anche oggigiorno) e totalmente stupida di Baywatch, telefilm sulle vicende quotidiane di bagnini e bagnine alle prese con i confini del mondo dell'assurdo. In quelle scene dove tutti - ma proprio tutti - erano così ben pettinati, armoniosi, belli, muscolosi, scattanti e dove i cattivi venivano identificati dai rotoli di grasso sul ventre, abbiamo imparato ad apprezzare la bionda Pamela Anderson guardando tra gli occhi e l'ombelico, scovando tra i monti toracici ogni parvenza di vita in un corpo che sembrava oltre il televisivo, assolutamente virtuale, non vero. Come la sua recitazione, del resto.
Ma i poteri del senso materno (i seni, signori miei, i seni!) pare convincano di più i somari ad addentrarsi anche per vie sconosciute.
Masse di zombie televisivi l'hanno seguita e - in casi estremi - anche amata.
E adesso, alle soglie dei 50 anni, Pamela si re-inventa in un ruolo già sperimentato da protuberanze italiche (la Marini, tanto per dire, un'altra pseudo-attrice).
Pubblicizzata da tutti i media globali, ha lanciato Secret in Lace, nuova linea di intimo femminile.
Attendiamo pazienti che si avveri una sua dichiarazione. Ha promesso di togliersi le protesi al seno dopo aver abbandonato il mondo dello spettacolo.
Il ritorno alla nullità.
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