Dura, insegnare greco e latino in un liceo di periferia, quando a chiedere "Ma a cosa serve?" non sono solo ragazzetti svogliati nutriti di rap, sms e Grande Fratello.
Dura, quando le riforme, le normative ministeriali, i colleghi in cerca solo di un quieto vivere, i presidi burocrati e kapò ti vedono come un granello di sabbia in un ingranaggio.
Nel sistema scolastico applicato sulla pelle del professor d'Humières bisogna essere compiacenti e conformisti. E poi, latino e greco, suvvia meglio le materie tecniche, e perfino i corsi di golf, di alpinismo.
Ma se i nuovi studenti che arrivano dalle medie non scelgono greco, le lezioni verranno soppresse, e l'insegnante?
Così, per poter fare il professore, devi fare anche il piazzista, e nelle giornate di orientamento "vendere" la tua materia. Boicottato, osteggiato, il prof non molla, e trova aiuto negli ex alunni, ragazzi che hanno proseguito gli studi e possono fare da testimonial, garantendo che serve studiare anche il greco.
Per esempio, dove sono andati a pescarlo, i guru del marketing, il nome delle scarpe che tutti indossano, se non dal greco "Niké", vittoria?
Infatti, quando all'università il gioco si fa duro, è proprio al greco che ti puoi aggrappare per non cadere.
Per sostenere la causa di un'educazione completa, l'instancabile professore mette in piedi un progetto che porta il teatro tra i giovani delle periferie...
Titolo I figli dell'ultimo banco
Autore D'Humières Augustin; Van Renterghem Marion
Dati 2011, 160 p., brossura
Traduttore Gorini M.
Editore Piemme (collana Piemme voci)
Disponibile anche in ebook
